POPOLARE…CHE?

S/tangata foto di gruppo
S/tangata foto di gruppo

Estate 2011: nessun riposo per gli amanti del tango. Sempre più ampia l’offerta delle milonghe romane all’aperto: Rio del Angel, i Portici a Piazza Augusto Imperatore, Roma Vintage, il Beso al PalaVillage Comic Festival, Piazza Immacolata, per non parlare del festival Roma Tango  Meeting… Tra vecchie conoscenze e nuovi arrivati, a spiccare maggiormente in questo  panorama sono state le proposte delle Milonghe Popolari, che hanno raggiunto l’apice del  successo estivo grazie alle quattro serate di S/Tangata, che hanno visto la partecipazione di centinaia di tangueri. Numeri che ci hanno spinto ad indagare su quello che ormai è diventato a tutti gli effetti il “fenomeno milonghe popolari” attraverso le parole di una rappresentanza degli organizzatori: Francisco e Yamila, Cafetin de Roma; Paolo Bombilla – Tangueria la Strada; Riccardo, Kriminal Tango; Peppe, Zi’ Milonga.
Quando e perché nascono le milonghe popolari di Roma?Riccardo: I primi ad aprire milonghe popolari a Roma circa due anni e mezzo fa sono stati Francisco con il Cafetin de Roma e Zi’ Peppe al Fanfulla, per l’esigenza di rendere certi spazi fruibili attraverso l’amore per il tango. Poi c’erano anche milonghe più estemporanee, come quella di Marco Caino all’isola pedonale del Pigneto. Abbiamo visto che c’era questa grande voglia di ballare, poi ogni milonga ha la sua storia: Kriminal Tango è nato perché io ho iniziato a ballare il tango, ho incontrato Marco che era un mio vecchio amico e abbiamo provato a fare una milonga per gioco al centro sociale Spartaco. Era il 2009, più o meno siamo partiti tutti quell’anno. La nostra milonga in realtà è nata e ha avuto una certa sistematicità perché molti di noi non  avendo un lavoro fisso non potevano permettersi di andare a seguire continuamente dei corsi e a ballare a dei costi abbastanza elevati per la nostra condizione di disoccupati o precari. Ci siamo detti: “facciamola al centro sociale” che già da anni porta avanti certe vertenze, mettendo un prezzo  popolare e cercando di far venire a suonare qualcuno che ci piace pagandolo tramite una piccola somma che chiediamo all’ingresso. A quel punto  bisognava far entrare in un centro sociale tutta una serie di persone e far capire loro che non era un luogo di produzione di terroristi o di smercio di droga, come spesso ci viene attribuito, ma che aveva la finalità di alzare il livello culturale della zona, quindi sono nate una serie di altre realtà a cui noi ci siamo accodati. Francisco e Yamila sono stati i primi a capire la potenzialità di una collettività legata a questo tipo di percorso, e da lì abbiamo avuto la possibilità di confrontarci e poter cominciare a lavorare insieme e a capire se ci potevano essere delle possibilità e degli obiettivi comuni da raggiungere. Allo stesso modo, Zi’ Peppe ha favorito la crescita anche attraverso dei corsi popolari di tango che lui ha cominciato a fare…
Yamila: Sulla nascita vorrei aggiungere che prima di noi c’erano Marcelo e Giorgia con la Milonga del Popolo, che era ad ingresso 1 euro ed è stata uno stimolo per noi, perché nella Casa del Popolo c’era un modo di vedere il tango che a me personalmente ricordava molto Buenos Aires…
Perché avete deciso di coordinarvi?
R.: Lo scopo è quello di creare innanzitutto dei presupposti affinché tante persone attraverso il tango possano vivere e confrontarsi in una socialità che comunque sia è mortificata nelle milonghe commerciali da un certo tipo di pensiero che è quello del profitto. Anche perché la cosa bella di questi posti messi un po’ ai margini della città è proprio l’incontro tra le tante storie, ed è anche un modo per strappare gente con storie legate alla criminalità facendole capire anche che ci possono essere delle alternative, che può essere il tango ma anche altre forme di partecipazione. Abbiamo fatto diverse campagne sociali tra cui quella per il museo storico della Liberazione (via Tasso, ndr) che subiva uno dei primi attacchi con il taglio dei fondi, per cui noi abbiamo fatto questa serata a 3 euro raggiungendo la somma di 200 euro che abbiamo versato sul conto corrente del museo. L’idea del coordinamento è di dare il segnale che lavorare per la cultura e promuovere la cultura, in questa città mortificata da tantissimi altri interessi tra cui la speculazione, si può fare solo se c’è partecipazione dal basso.
Periodicamente si torna a dibattere sul termine “popolare” e sul suo significato: ci spiegate cosa vuol dire “milonga popolare”?
Paolo: La milonga popolare intanto ha un prezzo d’ingresso accessibile, in relazione alle possibilità di tutti, che può essere a sottoscrizione -per cui chi può lascia una sottoscrizione e chi non può entra lo stesso, come ad esempio la “S/Tangata” e il Cinema Palazzo (a S. Lorenzo, n.d.r.)-, o il prezzo delle singole milonghe popolari che è all’incirca 3 euro. Per questi 3 euro c’è copertura delle spese tra cui eventualmente il costo dell’organizzazione; il residuo invece viene accantonato e reinvestito per fare delle attività e restituirlo all’azionariato popolare che partecipa alle milonghe. La differenza con il modello chiamiamolo di “business” è che nelle milonghe “commerciali” il residuo viene intascato dall’imprenditore che sta facendo quella milonga. È un modello che va benissimo, però non è quello delle milonghe popolari.
Francisco: Non vorrei incentrare la questione sull’entrata economica perché è quello che PROPONI che la rende popolare, la proposta culturale vera è quella che fa la differenza con le milonghe “commerciali”. Poi il fatto che ci siamo messi più o meno d’accordo su un prezzo non è indicativo, ma questo non è un lavoro per nessuno.
Peppe: Il discorso finora è stato affrontato da un punto di vista economico, politico e programmatico, ma per me si riferisce alla cultura popolare, e soprattutto alla MUSICA popolare. Io ho avuto l’esigenza di aprire una milonga popolare perché sentivo che nelle milonghe che c’erano a Roma, a parte la Milonga del Popolo dei Los Guardiola, non era seguito bene lo spirito del tango, avevo l’impressione che facessero del tango un qualcosa di elitario, attraverso una conoscenza abbastanza superficiale delle origini del tango e di quello che portavano i brani e i contenuti dei testi. Il tango ha una forma molto bella e per gli strumenti che usa a volte può anche sembrare musica classica, ma in realtà è una musica popolare e da dentro di sente. Quello che io ho cercato di fare dall’inizio è stato andare alla scoperta dell’anima popolare del tango, e condividerla con tutti gli amanti del tango fuorviati da un’interpretazione che del tango davano e continuano a dare le milonghe “commerciali”. Questo si sposava con la nostra idea di cultura popolare italiana: io avvertivo una grossa lacuna in Italia della musica popolare, sparita e solo negli ultimi 20 anni è iniziato un suo recupero, però c’è un buco di 100- 200 anni. Accostandomi al tango e scoprendo che moltissimi compositori, direttori d’orchestra, strumentisti erano immigrati italiani, ho capito che la nostra cultura musicale popolare era andata a finire in Argentina, e quindi mi sono sentito rinfrancato dal ritrovare le mie radici musicali lì. Per questo ho sempre puntato sulla musica dal vivo, perché il tango è nato perché la gente lo suonava.
Uno scambio culturale che sia aperto a tutti, non vogliamo muri o paletti, per questo anche il prezzo basso, ma non è una questione di prezzo alto o basso: è una questione di creare lavoro dal basso attraverso la condivisione e in maniera spontanea, questo è lo scopo principale dal mio punto di vista.
Paolo: L’utenza diventa anche produttrice di eventi. I milongueri accaniti si sono resi conto che se vogliono andare a ballare tre-quattro volte a settimana ma non sempre possono permettersi di pagare 8-10 euro d’ingresso, hanno deciso di cercarsi gli spazi per farsi le milonghe da soli con costi sostenibili, e questo ha coinvolto la fascia della società dei giovani, che sono quelli che non hanno la possibilità di spendere 30 euro a settimana per andare a ballare o a frequentare i corsi, per cui c’è stata una sorta di espansione della domanda che giova anche al tango “commerciale”, perché queste persone si appassionano e poi andranno anche nelle milonghe “commerciali”.
Yamila: Tornando all’aspetto culturale, io non ho girato tutte le milonghe “commerciali” di Roma, ma quello che ci caratterizza è allargato anche ai documentari, agli spettacoli teatrali, il tango affrontato in tanti modi artistici e dal vivo e non solo mettendo un cd e basta. C’è una diffusione a 360 gradi.

I luoghi scelti per le vostre milonghe non sono casuali, sono coerenti alla vostra “politica”…
Francisco: Sì, facciamo politica anche se non ci definiamo politologi. Per il territorio facciamo politica, tutto è politica, le milonghe popolari sono tutte o centri sociali o centri di produzione culturale. No, i luoghi non sono casuali, non faremmo una milonga in un locale di Trastevere, in un pub, perché non ci rispecchia proprio.
Paolo: Non vorrei che passi l’idea che noi siamo antagonisti delle milonghe “commerciali”, noi siamo semplicemente una proposta alternativa che permette a più gente di accedere a questa cosa bellissima che è il tango.
Perché sempre più gente sceglie le milonghe popolari? Per l’ambiente più “informale”?
R.: Sicuramente il fatto che vengano realizzate in un circuito che è estremamente alternativo fa saltare tutti gli stereotipi e gli schemi dell’apparire della “Società dello spettacolo”, quindi chi viene in una milonga popolare è come se andasse a ballare al bar sotto casa. C’è una socialità e una socievolezza maggiore. Spesso e volentieri ci siamo trovati ad essere attaccati da terzi che vedevano in noi una componente di conflitto, ma in realtà era più la voglia di creare un mostro per figurare loro stessi come gli eroi liberatori… Questa cosa fortunatamente è venuta meno perché la risposta in massa c’è stata data proprio dal pubblico tanguero che ogni volta riconferma con la propria presenza la voglia di sottoscrivere queste cose e di partecipare attivamente: ad esempio al Deposito c’era uno stato di totale abbandono del locale, e i tangueri che non fanno direttamente parte dell’organizzazione delle milonghe popolari si sono prodigati a darci una mano a mettere a posto!

Parlateci delle quattro serate di S/Tangata, il primo “festival delle milonghe popolari di Roma”.
Peppe: Noi delle milonghe popolari siamo tutti amici, quindi di fatto ci siamo sempre coordinati perché abbiamo gli stessi obiettivi, lo stesso tipo di passione e di amore per la cultura e per la cultura attraverso il tango, e quindi singolarmente ognuno si rimboccava le maniche e faceva quel che poteva con grandi sforzi… Spesso ci trovavamo a ricoprire più ruoli: organizzativo, tecnico di direzione artistica di coordinamento della sala e chi più ne ha più ne metta, tra l’altro con introiti economici spesso molto esigui che ci limitavano, spesso non riuscivamo a garantire neanche per gli spazi. Io personalmente ho fatto milonghe anche in luoghi fatiscenti: quest’inverno alla Snia si ballava al freddo e quando pioveva colava l’acqua…
Volevamo fare di più: prendere spazi più grandi, richiamare più gente… quindi più sostanze e ridistribuire queste maggiori sostanze per promuovere maggiormente la cultura, quindi poterci permettere di ingaggiare non solamente un duo o un trio ma magari un’orchestra o un quintetto, o magari quel duo o quel trio pagarlo di più o farlo lavorare più spesso. Per questo abbiamo deciso di mettere insieme le forze, sia per distribuire i compiti sia per richiamare più gente. Poi è arrivata l’estate e ci siamo detti di fare qualcosa di più grande per dare un maggiore contributo alla cultura che promuoviamo. Dato che la nostra società va sempre di più verso i centri commerciali, i casinò, la speculazione, la mercificazione e l’impoverimento culturale della gente è ovvio che chi lotta per la cultura popolare ha come scopo quello di portare la gente in piazza o in un salone a ballare, ad ascoltare la musica, a sentire le poesie dei testi, quello che il tango veramente dà e trasmette anziché: “come è bella ‘sta scarpa, quanto sono fico a ballare…” Il nostro scopo è strappare la gente alla televisione e portarla a ballare, a sentire i messaggi sociali che vengono attraverso la musica che anche se è di 60 anni fa trasmette molti messaggi sociali riguardo a problemi simili a quelli che stiamo affrontando noi oggi.
Gli artisti che hanno partecipato alla S/Tangata sono: Ana Karina Rossi, Duo Fou Rire (Francisco Dri e Lorenzo Bucci), Javier Salnisky, Federico Ferrandina. Siamo riusciti a dare loro un rimborso spese ma sono venuti soprattutto per sostenerci in quanto loro combattono in prima linea per la cultura.

R.: Con la S/Tangata siamo riusciti a dimostrare a questa città che c’è una produzione culturale… In un modo o nell’altro le milonghe popolari sono riuscite a influire anche sull’organizzazione delle milonghe “commerciali”, che è vero che hanno un altro spirito ma è anche vero che ad un certo punto hanno cominciato ad avere carenza di presenze anche per mancanza loro. La S/Tangata è come se fosse una stangata popolare a questo meccanismo, e ci dispiace che adesso colpisca chi magari “campa” a livello commerciale. È pur vero che la condizione attuale, la crisi economica che viviamo non ha consentito a tanti di noi neanche di partire per le vacanze. Abbiamo provato a dare un input e soprattutto l’abbiamo dato in certi luoghi che lo stesso comune voleva vendere tra cui appunto l’ex Deposito che faceva parte del patrimonio Atac che doveva essere venduto, risorse che venivano sottratte ai quartieri stessi…

Claudia Galati

CONTINUA NEL PROSSIMO NUMERO…

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