COME ARRANGIARE UN ACCOMPAGNAMENTO DI UN BRANO DI TANGO IN DIVERSE FORMAZIONI.

Stefano Petucco
Stefano Petucco

Avviso ai lettori: questo intervento, fornito dal chitarrista Stefano Petucco, è a tratti piuttosto tecnico e specialistico.

Alcuni suggerimenti utili per chi voglia cimentarsi nell’adattamento dei ritmi del tango nelle varie formazioni strumentali e per tipologie musicali differenti.

– In duo chitarra e voce sicuramente si è più liberi di inserire controcanti e variazioni ritmiche, scale di passaggio e accordi estesi, poiché il cantante esegue solo una linea melodica. Ciò si può anche doppiare nel tema, magari suonando le stesse note in una tonalità più grave. Le difficoltà si presentano nella scelta del registro in cui si suona, ossia è preferibile non suonare alla stessa altezza dato che se si vuole variare o estendere l’accordo, in quel caso potrebbe risultare dissonante; invece, suonandolo più in “basso” (grave) o più in “alto” (acuto) si eviteranno battimenti con la linea melodica che sta eseguendo il cantante.

– Altro discorso è suonare, sempre in duo, però con un bandoneón o con un pianoforte. Questi due strumenti e la chitarra sono molto simili, nel senso che sono polifonici, quindi per aver un buon arrangiamento bisognerà bilanciarli nel miglior modo possibile: da qui il suggerimento di non suonare troppo, ossia di limitarsi nella scelta dei voicing* degli accordi per non contrastare e sovrapporsi a quello che sta facendo l’altro strumento. Altra cosa importante è dividersi il tema. Normalmente nel tango si ha un tema “a”, che può essere maggiore, e un tema “b”, che può essere minore, e viceversa; alternandosi a suonare il tema si crea un dialogo musicale fra i due strumenti e il tutto risulta più dinamico. Bisogna però prestare attenzione ai controcanti, in modo che non risultino troppo invasivi.

– Suonando in formazioni più grandi (trii quartetti e via discorrendo), l’accompagnamento deve essere ancora più semplificato, per potersi integrare con tutti gli altri strumenti. Bisognerà dividersi da subito i vari registri in cui suonare: chi suonerà i bassi chi gli acuti, chi farà i controcanti al tema principale e così via… È interessante notare come possa variare il modo di suonare uno stesso brano stando in diverse formazioni: in questo modo si è costretti a fare cose diversissime tra loro.

– Come adattare un brano a tango, ad esempio di musica italiana. Qualche anno fa Paul Anka riadattò a swing il brano dei Van Halen “Jump”: questo è un classico esempio di come si possa trasformare qualsiasi brano in quello che si vuole. Le regole fondamentali sono sempre le stesse per ogni genere: conoscere bene la pulsazione ritmica a cui si vuole riadattare il brano e che tipo di accordi caratterizzano quel tipo di musica. Per quanto riguarda il tango, ultimamente con la cantante Annalisa Marra abbiamo riadattato a tango il brano di Mina “Bugiardo e incosciente”. Essendo una “medium ballad”, mi ha fatto subito pensare a “Oblivion” di Piazzolla, quindi da lì ho iniziato a suonarla con un ritmo di habanera, per la scelta del tipo di accordi, ho preferito aggiungere ai voicing* di settima delle estensioni sulla nona sesta e undicesima così da poter ampliare l’armonia; così il tutto ha un sapore più “jazzy”.

Note

– Con il termine voicing si indica l’ordine delle note che compongono un accordo (quali note stanno nella parte più alta e nelle parti intermedie, quali note sono raddoppiate, in quale ottava si trova ciascuna nota).

– La Habanera è una danza di origine spagnola diffusasi nei secoli soprattutto a Cuba, ed è considerato il ritmo antenato del tango. È una danza popolare dal ritmo lento e non rigido. Uno degli esempi più celebri di habanera è l’aria: “L’amour est un oiseau rebelle” della Carmen di Georges Bizet. (fonte: Wikipedia)

– L’espressione Medium ballad indica il tempo, cioè il ritmo o la velocità con cui viene eseguito uno pezzo: in questo caso, è una velocità intermedia.

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